Claudio Borghi Aquilini

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Di Chi Sono i Soldi?

Nostri, dell'Ue o della Banca Centrale Europea?

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Claudio Borghi Aquilini
Jun 06, 2026
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La “concessione” da parte dell’UE per una spesa pari allo 0,3% annuo per tre anni con tetto massimo dello 0,6% per contrastare il caro energia sta ingenerando la solita confusione, con giornali in teoria autorevoli che rilanciano la storia dei “soldi in arrivo dall’UE.”

Mettiamo in chiaro un po’ le cose. Dall’UE, in questo caso, non arriva un centesimo... Può però essere una buona occasione per spiegare in modo semplice di chi sono i soldi che uno Stato spende.

PRIMO CASO: I SOLDI DELLE TASSE

Se uno Stato tassa i propri cittadini, direttamente o per mezzo delle sue unità territoriali (e ricordiamo che questa è una sua prerogativa esclusiva e uno dei simboli del proprio potere sovrano), il discorso è facile: con una mano esercita il proprio diritto di prelievo del denaro dei cittadini, con l’altra si ridistribuisce il denaro prelevato attraverso la spesa pubblica (pensioni, sanità, pubblico impiego). Se uno Stato tassa i cittadini di più di quello che gli restituisce, al netto della spesa per interessi sul debito pubblico, si dice che è in avanzo primario. Già così dovrebbe venirvi il lieve sospetto che vantarsi dell’avanzo primario sia un po’ malvisto dai cittadini: in pratica si sta dicendo loro che sono stati un po’ tosati. In compenso la storia dell’avanzo primario piace tantissimo a euroburocrati tedeschi o “frugali” in genere, convinti (a torto) che chiunque spenda soldi stia spendendo i loro soldi e quindi vede il resto del mondo con gli occhi del creditore. Pertanto costoro vedono nell’avanzo primario un modo di ridurre il debito. Peccato però che ciò sia una sciocchezza, perché l’avanzo primario è sempre recessivo e in molti casi si rischia di ottenere l’effetto opposto, vale a dire che, invece di ridurre il debito, la contrazione del PIL ottenuta dalla stretta fiscale rende quello stesso debito meno sostenibile. È stato ad esempio il caso del consolidamento fiscale innescato da Monti (IMU e Legge Fornero), proseguito da Letta (IVA) e terminato da Renzi (Bail-in bancario). Risultato? 12 trimestri di recessione.

SECONDO CASO: DEFICIT

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